Set-Aside. 36 anni dopo

Dalla nascita della Politica Agricola Comune (PAC) ad oggi, si sono susseguite diverse metodologie di intervento – definite misure – che hanno influenzato l’andamento economico dei Paesi membri della Comunità Economica Europea (CEE) prima e dell’Unione Europea (UE) oggi. Una di queste misure è stata introdotta dalla CEE nel 1988 ed era contenuta nel Regolamento 1094/88

: la misura Set-Aside.

Traducendo letteralmente dall’inglese la parola Set-Aside significa “mettere da parte”. Infatti, lo scopo di tale misura era sottrarre terreni agricoli dalla produzione, al fine di diminuire la quantità di materie prime prodotte, in cambio di un contributo erogato sotto forma di denaro.

In un precedente articolo è già stato evidenziato come la PAC, prima della riforma Mac Sharry del 1992, fosse una politica di stampo protezionistico che assorbiva quasi la totalità delle risorse economiche della CEE a causa:

1.         del supporto alle esportazioni;

2.         dei dazi alle importazioni;

3.         del meccanismo di sostegno illimitato ai prezzi che si concretizzava mediante il ritiro delle eccedenze produttive da parte dell’Azienda per gli interventi sul mercato agricolo (AIMA).

Inoltre, è importante evidenziare il contesto geopolitico degli anni ’70 e ’80 caratterizzato dalla guerra del Kippur, dall’aumento del prezzo delle materie prime e dalle spinte inflazionistiche; tutti elementi che contribuirono a peggiorare le finanze pubbliche degli Stati membri e della Comunità.

In ragione di ciò, vi furono diversi tentativi di riformare la PAC per cercare di ridurre la spesa, ma la maggior parte non ebbero successo.

Una prima manovra di riforma, conosciuta anche come Piano Mansholt, presentata da Sicco Mansholt nel 1968, proponeva la riduzione delle superfici coltivate per destinare gran parte delle aree sottratte alla produzione a rimboschimento e, in misura minore, a parchi e riserve con finalità socio-ricreative. Tuttavia, questa riforma non ebbe seguito.

Un secondo tentativo di riforma fu introdotto nel Regolamento CEE 797/85, in cui furono previste anche misure aventi finalità ambientali, ma di carattere sperimentale. Questo intervento mirava a migliorare l’efficienza delle strutture agrarie in zone etichettate come “sensibili” dal punto di vista ambientale. Pochi anni dopo, il Regolamento CEE 1760/87 andò oltre il Regolamento 797/85 ed introdusse delle misure il cui fine era la conservazione del paesaggio e la tutela dell’ambiente.

Il 1988 è l’anno in cui, per la prima volta, nel Regolamento CEE 1094/88, si parlava di Set–Aside. L’intervento consisteva nella riduzione della produzione di almeno il 20%, per un periodo minimo di cinque. Tuttavia, occorre sottolineare come l’adesione fosse esclusivamente su base volontaria.

Seguirono, il Regolamento CEE 4115/88, in cui furono articolati i diversi interventi sulla messa a riposo dei terreni, e il Regolamento CEE 2328/91, che rese obbligatorio per gli Stati, lasciando inalterata la volontarietà per i soggetti interessati, l’adozione di un regime di aiuti per la conversione delle coltivazioni e degli allevamenti verso produzioni senza eccedenze, in un tentativo di orientare le imprese al mercato.

Da quel momento in poi, la misura Set-Aside divenne uno degli elementi caratterizzanti della PAC anche se subì delle modifiche in termini di entità di terreno da destinare a riposo, la percentuale è variata negli anni tra il 5% e il 15%.

La riforma Mac Sharry (1992) prima, e, la riforma Fischler (2003), poi, posero le basi per un progressivo abbandono del Set–Aside; infatti, dopo un periodo di sospensione, nel 2007 non fu confermato.

Oggi, a quasi 40 anni di distanza, la “nuova” PAC 2023-2027 ha reintrodotto, seppur con delle differenze, il Set-Aside come misura obbligatoria.

Si ricordi che la nuova PAC è entrata in vigore nel 2023 e che il principio di condizionalità (Set-Aside) per accedere al pagamento di base ha suscitato molto scalpore tra gli addetti ai lavori.

Occorre affermare che, nonostante la misura abbia lo stesso nome e le stesse modalità di allora, persegue o, come vedremo tra poco, sarebbe meglio dire, perseguiva, un intento diverso. Infatti, mentre negli anni ’70 e ’80 l’obiettivo era quello di ridurre la spesa della CEE nonché la produzione delle materie prime, il nuovo Set-Aside ha finalità essenzialmente ambientali, premiando quegli agricoltori che non incidono né sulla produzione né sul commercio: il riposo del terreno eviterebbe le esternalità ambientali negative legate alla coltivazione. A tal fine, la nuova PAC aveva previsto che la superficie dei seminativi da destinare a riposo fosse pari al 4%.

Tuttavia, il 24 aprile scorso il Parlamento ha approvato la revisione della PAC e ha adottato le modifiche proposte dalla Commissione e dal Consiglio UE riguardanti, in particolare, la semplificazione delle norme relative alla condizionalità. La riforma ha sostituito il riferimento all’obbligo del 4% con un più generico impegno “a mantenere i terreni a riposo”. Manca, quindi, una percentuale espressamente individuata. Inoltre, la revisione ha stabilito che l’obbligo di rotazione delle colture per i seminativi potrà essere sostituito con la diversificazione delle colture.

Dario Accolla

Web: www.dirittoambientale.eu